|
Torna in scena “Ultima Stagione in Serie A” sul delicato
tema dell’omosessualità nel mondo del calcio.
Diretta da Mauro Mandolini e interpretata da Marco
Bocci e Fabrizio Sabatucci la pièce sarà in scena
dal 17 novembre al 6 dicembre 2009.
Dopo il grande consenso di
pubblico e il tutto esaurito della passata stagione dal
17 novembre al 6 dicembre 2009 la Azteca Produzioni
Cinematografiche porterà nuovamente in scena al
Teatro Argot “Ultima stagione in serie A”, pièce sul
delicato tema della
diversità repressa nel mondo del calcio
firmata dal regista e autore
Mauro Mandolini e splendidamente interpretata da
Marco Bocci (reduce dal successo di Romanzo Criminale)
e Fabrizio Sabatucci.
Il primo allestimento dello
spettacolo risale al 1996 all’interno del Festival di Todi
per la regia di Lorenzo Gioielli, con lo stesso Mandolini
e Gianluca Ferrato, riscuotendo grande interesse e
consenso della critica.
Oggi, a quasi dieci anni
dall’ultima replica, la forza metaforica della storia
è più che mai attuale perché, quando l’argomento
“omosessualità” sfiora il mondo del calcio, subito si
innalzano barricate in difesa della “virilità”
dell’ambiente.
“Ultima stagione in serie
A” racconta il mondo del calcio nel chiuso silenzio
degli spogliatoi. I due protagonisti, Luigi detto Zio
(Fabrizio Sabatucci), 36 anni, che dalla
professione ha ottenuto una dignitosa carriera,
soprattutto nelle serie inferiori, e Giancarlo, detto
Zamora (Marco Bocci), 34 anni, portiere
titolare e inamovibile fino alla domenica precedente
(conclusasi con un sonoro 6-0 per l’Inter), in piena crisi
professionale e familiare, si stanno cambiando dopo
l’allenamento. Giocatori di serie A, ma né fuoriclasse, né
famosi al grande pubblico, due atleti nella fase calante
della loro carriera.
Nella scarna, ma funzionale,
scenografia (firmata da due figli d’arte, Valentina
Fragasso, figlia di Claudio, e Oliver
Montesano, figlio di Enrico) ubicata da
una doccia e da una struttura in legno a gradoni, parlano,
sognano, ricordano, soffrono, si prendono in giro, ridono.
Amano. Ed è l’amore, descritto con profonda leggerezza, al
centro di questa commedia ambientata in un mondo sbirciato
da dietro la porta.
L’amore per il calcio e non
solo...
Dopo le caratteristiche spacconate dei personaggi e del
loro ambiente i due sportivi compagni di squadra riescono
a raccontarsi, attraverso il linguaggio della confidenza a
muscoli rilassati, le segrete pieghe dell’animo, i
fallimenti e addirittura le più nascoste tendenze, quelle
di un sesso proteso al proprio simile, dove prevale il
desiderio della tenerezza e l’esigenza della fuga dalla
solitudine e da rapporti eterosessuali vissuti come
superficialità e routine. Quindi la scoperta graduale di
sentimenti insospettati. Le emozioni che si creano
travalicano il tempo e toccano il cuore, perché i due
protagonisti, prima che calciatori, sono uomini.
Questa storia è una salutare doccia fredda sul mondo dei
calciatori che spacca i luoghi comuni e smaschera
l’arretratezza e l’ipocrisia di uno sport, quello del
calcio, che ha paura di un amore diverso, nel quale
l’omosessualità viene ancora concepita come una colpa, una
condanna senz’appello. Nei personaggi di Zio e Zamora
troveremo molte delle nostre speranze, le gioie, le
delusioni. Soprattutto il coraggio. Perché ci vuole molto
coraggio per giocare l’ultima stagione in serie A. Le
Musiche originali sono di Devis Eskaloska Anibaldi
e di Danilo Stazi.
Donatella Gimigliano
(Ufficio Stampa
BIX Promotion SAS)
|