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AMBROGIO SPARAGNA
OSPITE DI NINO D'ANGELO A SANREMO 2010
Il tocco di
organetto del direttore dell'Orchestra di Musica Popolare
Italiana nella canzone portata da Nino D'angelo e Maria
Nazionale a Sanremo
(Roma, 19 Feb 2009) - Il Maestro e Direttore dell'Orchestra
Popolare Italiana del Parco della Musica di Roma, noto
etnomusicologo, ha accettato la proposta fatta da
Nino D'angelo di
partecipare nella serata con gli ospiti
all'interpretazione della canzone "Jammo jà", portata alla 60°
edizione del Festival di Sanremo dal cantante partenopeo
insieme a Maria
Nazionale.
La canzone è
un bel pezzo valido in tutta la sua veste artistica come
testo musica e interpretazione che è invece stato
bocciato dalla Giuria. Canta i problemi comuni -
"andiamo a guadagnarci il pane" dice - al popolo
partenopeo e non solo, anche al resto del Sud e potremmo
dire ora a tutta l'Italia, considerando questo momento di
crisi nel settore occupazionale e imprenditoriale
nazionale. Come spesso è accaduto esistono canzoni
eliminate che hanno poi riscosso successo al pari di
quelle che vincono: "Jammo Jà"
potrebbe essere una di queste.
Con la
presenza di Ambrogio Sparagna e le Voci del Sud, la
canzone
si è arricchita di sonorità e di
immagine tipica della musica popolare. Sparagna ha
portato con se oltre l'organetto, immancabile compagno di
avventure musicali, le migliori voci del Sud: Alessia
Tondo (PUGLIA), Mario Incudine (SICILIA), Raffaello
Simeoni (LAZIO), Danilo Montenegro (CALABRIA), Francesco
Triunfo (BASILICATA), Ambra Pintore, (SARDEGNA).
E' sempre
emozionante per gli appassionati del genere musicale vedere
performance così coinvolgenti, caratterizzate dalla presenza
di Sparagna, beniamino del suo pubblico e amico di LaWebTv.com che lo
segue spesso all'Auditorium Parco della Musica di Roma.
Le parole di
Ambrogio Sparagna in proposito rilevate in un
blog della rete:
L’idea me l’ha
accennata Nino per telefono e mi ha trovato subito entusiasta:
tradurre il testo del suo brano Jammo Ja, che canta insieme a
Maria Nazionale, nel maggior numero di linguaggi popolari,
cantarla insomma in una serie di lingue regionali del sud
Italia. L’incontro è avvenuto pochi giorni dopo, in tutta
semplicità, come sempre è successo tra di noi nel corso dei
tanti anni di conoscenza e reciproca stima. Mi ha fatto sentire
la canzone. Parla di un Sud che vuole vivere con dignità le
proprie contraddizioni. Un pezzo magnifico, pieno di sincerità e
di speranza, una grande canzone di Nino D’Angelo. E’ in quella
circostanza che ci siamo detti che declinare il testo nelle
varie lingue regionali avrebbe nobilitato il messaggio da
trasmettere al pubblico. Credo che mi abbia cercato proprio in
virtù della mia esperienza, delle mie ricerche e della mia
pratica musicale della tradizione popolare italiana. Su questa
base così ricca, direi inesauribile, ho costruito nel corso dei
decenni tanti percorsi culturali che sono confluiti nella grande
Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica,
che ho fondato tre anni fa. Saranno proprio i cantori
dell’Orchestra, scelti uno per ogni diversa regione, a eseguire
nelle svariate lingue il pezzo di Nino. Quindi avremo Alessia
Tondo, la più giovane interprete salentina della taranta, Mario
Incudine, vincitore del Festival della canzone siciliana del
2009, Raffaello Simeoni, affermato testimone del dialetto
laziale-abruzzese, Danilo Montenegro, erede della tradizione dei
cantastorie calabresi, Francesco Triunfo, cantore della
Basilicata, Ambra Pintore, splendida scoperta dalla Sardegna.
Direi che il significato dell’operazione è semplice e allo
stesso tempo alto e prezioso. Restituire alla grande tradizione
popolare il ruolo di custode della memoria, di riscoperta delle
radici, ma anche di riserva aurea della contemporaneità. La
musica che abbiamo nelle vene echeggia sempre nelle grandi
composizioni. Avviene con i classici della lirica così come con
i ritornelli del festival di Sanremo. La bravura sta
nell’arricchimento, non nel tradimento o nella scopiazzatura.
Nel nostro piccolo pensiamo di aver realizzato un piccolo sogno
innovativo. Una canzone che nasce dal popolo e ritorna al
popolo.”
Claudio Pochiero Redazione LaWebTv
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