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DAL 9 AL 21 MARZO
2010 - ANNA MAZZAMAURO AL TEATRO GHIONE
"Diario di un
pazzo che amava Shakespeare"
da Gogol
di A. Mazzamauro e la regia di Livio Galassi
Non bisognerebbe guardarli, i poeti, con le loro facce
sghembe, oblique. Dobbiamo amarli i poeti e per sempre non
smetteranno mai di stupirci:la venustà delle loro parole,
la leggiadria del pensiero, l’assoluta verità della vita
danno levigatezza, proporzione e armonia alla rugosità del
tempo, all’increspatura della loro follia. E Gogol è
bellissimo.
Per la semplicità dell’invenzione, per il carattere
popolare che a volte regala l’animazione comica, che è
sempre vittoriosa sul profondo sentimento di tristezza e
sconforto. Un boato nella mia testa soltanto all’idea di
adattare un gigante come Gogol, ad un ciclope come il
teatro. E quello che per prima cosa mi ha fatto osare, è
stata la scoperta del titolo che Gogol aveva destinato al
suo racconto inizialmente, “il diario di un musicista
pazzo”.
E in questo titolo, ho trovato il germe del teatro, la
causa, la cagione, prima di questa mia pazza tentazione.
Le decisioni importanti in fondo sono un gioco, una sfida,
dopo una provocazione. Ma il gioco non è una burla, è
innocente congegno che soltanto la semplicità riesce a
segnalare e a far scattare.
Allora, ci siamo detti, se nella storia sostituiamo con
molta semplicità al piccolo impiegato, un piccolo attore,
scambiando il mondo impiegatizio con il mondo del teatro,
potremo osservare le stesse ambizioni, le stesse
frustrazioni, la stessa esaltante condizione di chi
“aspetta” e generosamente si regala l’attesa del proprio
avvenire. E, intanto, ama Shakespeare, non lo recita, ma
lo parla, se ne nutre come di un linguaggio necessario e
universale.
Salvate i bambini, possono uscire di senno se quando
imparano a parlare nessuno gli risponde!
Anna
Mazzamauro
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